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L'illusione di nascondersi

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di Ugo Gastaldi, una predicazione del 17 giugno 1992

 

Verso sera l’uomo e la donna sentirono che Dio, il Signore, passeggiava nel giardino. Allora, per non incontrarlo, si nascosero tra gli alberi del giardino. Ma Dio, il Signore, chiamò l’uomo e gli disse: Dove sei? L’uomo rispose: Ho udito i tuoi passi nel giardino. Ho avuto paura perché sono nudo e mi sono nascosto.
Genesi 3: 8-10

 

Tu mi scruti quando cammino e quando riposo, e conosci a fondo tutte le mie vie …
Dove potrei andarmene lontano dal tuo spirito, dove fuggirò dalla tua presenza? …
Se dico: Certo le tenebre mi nasconderanno, e la luce diventerà notte intorno a me, le tenebre stesse non possono nasconderti nulla e la notte è chiara come il giorno. Le tenebre e la luce sono uguali per te.
Salmo 139

 

Perché la Parola di Dio è vivente ed efficace, e più affilata di qualunque spada a due tagli, e penetra fino alla divisione dell’anima e dello spirito, delle giunture e delle midolle; e giudica i sentimenti e i pensieri del cuore. E non v’è creatura alcuna che sia occulta davanti a lui; ma tutte le cose sono nude e scoperte dinnanzi gli occhi di colui al quale abbiam da rendere ragione.
Ebrei 4:12-13

 

Premessa: Il bisturi della Parola

L’autore dell’epistola evidentemente non conosceva questo strumento chirurgico, il bisturi, altrimenti non si sarebbe servito di una figura così grossolana com’è sempre una affilata spada a due tagli; per dire che la Parola di Dio penetra in profondità dentro la creatura umana, là dove si formano i pensieri e i sentimenti del cuore.

Se fosse vissuto oggi, l’autore avrebbe completato la metafora del bisturi, aggiungendo questo particolare: e non c’è anestesia che ci privi della coscienza e renda indolore questa operazione. Veniamo operati da svegli.

Vale a dire che ci rendiamo conto di quello che accade.

Ma come questo possa accadere resta un mistero. Come operi cioè la Parola di Dio. Dietro la Parola di Dio c’è Dio stesso, e l’azione della Sua Parola si perde nel mistero di Dio.

Perciò possiamo inoltrarci in un tema del genere: come opera la Parola di Dio. Il testo ci suggerisce che è una operazione non senza sofferenza e gli effetti della sua azione sono sintetizzati al versetto 13: tutte le cose sono nude e scoperte.

Una sinteticità che ci costringe a soffermarci su pochi essenziali concetti.


1. Nasce l’”homo absconditus”.

a) Questo è il primo concetto, ed è veramente essenziale: Davanti a  Dio nessuno e niente può restare nascosto.

E’ un antichissimo concetto biblico, che troviamo già nelle prime pagine della Genesi, in cui si parla delle prime creature umane.

Adamo ed Eva, consapevoli di aver rotto il rapporto di fiducia con il Signore, non vogliono incontrarlo e si nascondono. Ma Dio li cerca e chiama: Adamo dove sei?

b) Si può dire che lo Jahvista abbia colto uno degli aspetti più problematici e costanti della natura umana. L’uomo è questo essere che ingrato, che non ama che venga allo scoperto quello che n’è nel suo profondo.  Non ama che altri vi mettano gli occhi.

Che si tratti di Dio o che si tratti di altri.

La parte più profonda di sé, sente di doverla tenere nascosta. Quello che ha nella mente. Quello che ha nel cuore.  Quello che è dentro e gli altri non vedono.

Perché quello che gli altri vedono è il suo esteriore. Ma è quello che è e su cui l’uomo non può far molto.

c) L’essere umano si rende conto di questo sé nascosto. In questo senso è “homo sapiens”. Anche se non sa darsene una ragione. E’ una caratteristica tutta umana. Non c’è negli altri esseri viventi questa dissociazione tra io esteriore ed io interiore. Essa fa parte del mistero dell’uomo.

 

2. Ma l’uomo “si nasconde” in tanti modi.

Non solo c’è la parte nascosta che altri non vedono, a mala pena nota a se stessi.

C’è il fatto che l’essere umano “si nasconde”. Nasconde il sé interiore, quello che non si vede dall’esterno. E’ nascosto, cioè non lo si vede dall’esterno perché non è esposto. Ma che “si nasconde” vuol dire che l’uomo fa  qualche cosa per sottrarre all’occhio altrui.

Nel racconto della Genesi Adamo ed Eva si nascondono tra gli alberi del giardino. Ma l’uomo ha trovato e trova innumerevoli modi per nascondersi.

a) L’uomo è un animale che vive nel gruppo. E se vuole, facilmente può nascondersi nel gruppo, apparendo uno qualunque all’interno del gruppo. Un uomo qualunque, una donna qualunque, come tutti gli altri.

b) Ma c’è anche questo, che l’essere umano non si rassegna a vivere nel branco. In qualche modo vuole emergere, distinguersi dagli altri. E allora opera sull’esteriore, su ciò che appare agli altri. Opera sul suo aspetto. Si riveste. Si abbellisce. Si mette piume, collane, colori.

c) Inventa la maschera. Si maschera. Molte persone, se non tutte, hanno una maschera. E c’è chi ne porta più di una. Le maschere ci nascondono perché gli altri non vedano come siamo.

d) Oppure, quando è più evoluto, l’essere umano si fa personaggio. E recita una parte. E naturalmente la parte che sceglie è quella della persona importante, del protagonista. Dell’eroe o dell’eroina. Finché si può. E’ curioso che i grandi uomini spesso si rendano conto di essere dei personaggi. Si racconta che Augusto, rivedendo un amico nel suo letto di morte gli abbia detto: ho recitato bene la mia parte?

 

3. Si nasconde perché si sente “nudo”.

Dice il racconto di Genesi “ ho avuto paura perché sono nudo e mi sono nascosto”. Da qui la domanda del Signore “Chi ti ha fatto sapere che sei nudo?”

Essere nudo. Che cosa può voler dire? Non essere vestito. Non avere qualcosa addosso che copra. E’ qualche cosa che ci riguarda, come esseri umani in modo esclusivo. Perché tutti gli altri esseri viventi sono nudi e non lo sanno. Magari nei paesi caldi si mette un perizoma. O si dipinge la pelle. In generale l’uomo si veste, o si riveste pur non avendone sempre qualche bisogno.

L’essere nudo di cui parla la bibbia è evidentemente una metafora. Che cosa vuol dire?. Che quello che è dentro è tale che l’uomo sente di doverlo coprire. Perché è qualcosa che non deve essere. Qualcosa che dissocia il nostro essere. E’ con cui purtroppo ci identifichiamo. Sì, sono io, quell’io che è dentro e che è bene che resti dentro. Perché “temiamo” che sia visto.

 

4. “Ho avuto paura”.

Nel racconto della Genesi ci sono che queste note: Ho avuto paura e mi son nascosto.

E c’è anche la domanda che pose il Signore: come hai saputo di essere nudo?

Domanda che da Adamo è girata a ciascuno di noi. Come hai saputo che sei nudo? Non ce l’ha detto nessuno. Lo abbiamo saputo da noi. Sì. Perché dentro di noi c’è questa cosa misteriosa e inquietante che chiamiamo la coscienza. Sì, è un fatto che sappiamo. Homo sapiens.

 

5. C’è da avere paura.

Perché dobbiamo rendere conto. Anche questo può essere un oscuro sentimento. Perché non è necessariamente legato al credere in Dio. Il più delle volte Dio è sentito come Colui cui non si è nascosti e cui si deve rendere conto. Ma è un fatto che anche senza credere in qualche Dio la coscienza può accusare e insinuare l’oscuro preoccupante timore che ci sarà un qualche rendiconto.

Conclusione: l’uomo è un essere inquieto, perché sa e cerca pace, cerca Dio come a tentoni.

Come disse Agostino nelle Confessioni “Fecisti nos ad Te, Domine et inquietum est cor nostrum, dona requiescat in Te”. Ci facesti simili a te, Signore, e il nostro cuore è inquieto. Donaci pace in Te.

 

6. Rivestirsi di Cristo.

Il nostro testo di Genesi finisce così. E se anche noi ci fermassimo qui – con questa inquietudine umana – la nostra riflessione non sarebbe molto confortante.

Ma noi che abbiamo ascoltato la Parola sappiamo anche un’altra cosa, che essa è la Parola dell’annunzio dell’evangelo di Gesù Cristo. Per la fede in lui, che sa di essere nudo dinnanzi a Dio sa anche che ai suoi occhi la sua nudità viene ricoperta.

Dice di fatti l’apostolo Paolo: voi tutti che siete stati battezzati in Cristo vi siete rivestiti di Cristo. (Galati 3: 27).

L’evangelo è in fondo l’invito così espresso “rivestitevi del Signore Gesù Cristo” (Romani 13:4).

 

7. Nudi ancora per poco.

Rivestiti di Cristo, si, ma sotto questo rivestimento c’è ancora la nostra nudità, c’è ancora il disagio di non essere quello che dovremmo essere.

Non lo siamo più agli occhi di Dio, perché siamo rivestiti di Cristo. Ma ai nostri occhi no, ancora sopravvive il peccatore. Perché questa è la nostra attuale condizione. Come dice Lutero parlando della nostra giustificazione per grazia mediante la fede: il cristiano è “insieme giusto e peccatore” (simul justus et peccator). Lo sarà fino alla morte: finché non lascerà questa condizione umana e non riceverà un abito celeste.

“Perciò noi sappiamo che se questa tenda che è la nostra dimora terrena viene disfatta noi abbiamo da Dio un edificio … nei cieli. Poiché in questa tenda noi gemiamo bramando di essere sopravvestiti della nostra abitazione celeste. Se pur saremo trovati vestiti e non nudi” (2 Corinzi 5: 1-3).

Ecco quello che conta, non essere trovati nudi.  Noi che crediamo in Gesù Cristo siamo tranquilli su questo punto: saremo trovati vestiti.

E sotto questo vestito non ci sarà più la creatura nuda. Per allora essa sarà morta.

Se ancora oggi gemete, sotto questa tenda passeggera, fatevi animo.

 

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